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Sabato 4 Ottobre 2010
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Lord Byron nella magia della Valle al chiaro di luna

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Quali atmosfere magiche furono destate nella mente di due giovani inglesi George Gordon Byron e John Cam Hobhouse quando quasi 200 anni fa, il 30 agosto del 1809, visitarono al chiaro di luna la mitica Valle dei templi di Agrigento? A questa domanda è quasi impossibile rispondere vista la scarsa documentazione che ci è giunta in questi due secoli, sia nelle opere dei biografi che nella stessa produzione di uno dei personaggi più discussi del romanticismo europeo dell’ottocento. La notizia di una visita in Sicilia di Byron, il poeta più osannato, odiato e chiacchierato del XIX secolo, tanto conosciuto in Europa, un po’ meno nella sua patria, era nota da tempo. Quasi sconosciuta era l’escursione al chiaro di luna dei templi di Agrigentum fatta da Byron.

A rendere nota questa escursione tra i templi, avvenuta due secoli fa, è lo stesso Byron, grazie alla lettura di un passo del libro “Conversation of Lord Byron noted during a residence with his Lordship at Pisa, in the year 1821 and 1822" scritto nel 1824 da Thomas Medwin, uno dei primi biografi di Byron.

Il “Lord” della letteratura mondiale si spinse a definire più maestosi i templi dell’antica Akragas rispetto quelli di Paestum.

Che Lord Byron, fosse stato in Sicilia, lo attesta anche la lettera da lui scritta, da Malta, alla madre il 15 settembre del 1809. Scrive Byron: “You have seen Murray and Robert by this time, and received my letter. Little has happened since that date. I have touched at Cagliari in Sardinia, and at Girgenti in Sicily, and embark to-morrow for Patras, from whence I proceed to Yanina, where Ali Pacha holds his court. So I shall soon be among the Mussulmans. Adieu”.

Tu hai visto Murray e Robert in questo periodo e ricevuto la mia lettera. Poco è accaduto fin da quella data. Io ho toccato la città di Cagliari in Sardegna, e Girgenti in Sicilia, e mi imbarcherò domani per Patrasso, da dove procederò verso Yanina, dove Ali Pachà tiene la sua corte. Quindi io sarò presto fra i Mussulmani. Addio”.

Byron partì per il suo Grand Tour nel 1809, un costume in voga che risaliva ai primi del settecento. Molti furono gli intellettuali e nobili anglosassoni, francesi, tedeschi che viaggiarono in giro per l’Europa e l’Oriente. Byron visitò il Portogallo, la Spagna, Gibilterra, la Sardegna, la Sicilia e Malta, la Grecia, l'Albania, la Turchia e nuovamente la Grecia. Il racconto poetico di questo suo viaggio, Childe Harold (Il pellegrinaggio del giovane Harold), riempì l'immaginario collettivo dell’opinione pubblica erudita del Vecchio Continente stanca dei propri miti. Un’opera che fece ottenere a Byron una fama senza precedenti, che pochi altri letterati hanno goduto durante la propria vita.

Del passaggio di Byron a Girgenti parla anche il garibaldino Giuseppe Cesare Abba nel suo libro “Da Quarto al Faro: noterelle d'uno dei Mille‎” del 1882, riferito alla spedizione di Giuseppe Garibaldi.

Scrive Abba: "... la Piana de' Greci, Corleone: prosegue alla volta di Girgenti. Là i compagni nostri vedranno le ruine dei templi che piacquero a Byron, ... ”.

Il viaggio di Byron in Sicilia e la sua sosta a Girgenti non sono mai stati presi in considerazione dai suoi biografi più moderni. Questo episodio riscrive, quindi, in parte la biografia dell’autore inglese che ritornò in Italia tra il 1816 e il 1817.

Nelle sue opere purtroppo, non si trovano altri cenni sul suo passaggio a Girgenti. Per avere altri riferimenti sul viaggio di Byron, bisogna consultare gli scritti degli amici di Byron. Decisiva la testimonianza, per il preciso riferimento temporale di John Cam Hobhouse che scrive nel suo diario “Mercoledì agosto 30, 1809. In mare - tutto il giorno vedemmo la costa della Sicilia, pieno di villaggi e case distaccate, con macchie coltivate, inoltre vestigia di grandi castelli sui picchi di alte colline. Sciacca, vicino l’antica Selinunte, una città bella, apparentemente come Brighton. Come noi c'avviciniamo a Girgenti il paese che appariva più sterile, con due macchie verdi verso la costa. Avvistammo con un cannocchiale le rovine di un tempio, le colonne &c., sotto la città, l’antica Agrigentum su una collina. Sbarcammo nel porto sul molo, verso le sette e trenta. A nessuno tranne per Byron ed me, obstantibus omnibus, fu permesso di salire dalla barca. Andammo dal Capitano del Porto, il quale viveva in una casa grande e desolata il quale era vestito con un cappotto celeste con un epaulette d’oro e che non poteva sillabare "Townshend” (il nome dell’imbarcazione su cui viaggiavano). Fu consegnata la posta, e ritornammo mentre soffiava una brezza eccellente alla nave”. Successivamente il poeta Samuel Claggett Chew nel 1924 nel libro “Byron in England: His Fame and After-fame” scrisse:” He passed Spain, Morocco, Agrigentum (" no hellish Phalaris " is there now) ; Malta ...”, con uno strano ma preciso riferimento al tiranno agrigentino.

A quasi duecento anni da quel passaggio in Sicilia il sindaco di Porto Empedocle Calogero Firetto, sensibile ai richiami culturali ed al valore turistico della visita di Byron, ha voluto ricordare l’evento ponendo una lapide al Molo Crispi di Porto Empedocle.

Angelo Palillo

Giornalista e appassionato di letteratura del viaggio

 

Le ultime parole famose...

Parola d'onore. Era l'11 maggio 2008 quando a Montevago il sindaco Marco Zambuto annunciava solennemente ai giovani del Giovaninfesta: "L'edizione 2009? La faremo al parco dell'Addolorata". "Faremo degli interventi di pulizia e di ristrutturazione - aveva spiegato poi -. Insieme ai miei collaboratori, abbiamo pensato che sia il luogo adatto per far vivere ai giovani un'esperienza così importante". Giovaninfesta 2009 si è svolta il Primo maggio. In Piazza Marconi. Evidentemente un luogo ancora più adatto per i giovani

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